La Commissione europea intende aumentare la produzione delle raffinerie presenti nell’Unione per contrastare il rincaro dei carburanti e rafforzare la sicurezza energetica europea. Bruxelles sta inoltre esaminando le proposte avanzate dall’industria, comprese possibili modifiche temporanee ad alcuni requisiti tecnici, con l’obiettivo di alleviare la pressione dei prezzi su imprese e cittadini. Ad annunciarlo è il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen, al termine di un incontro con i rappresentanti delle raffinerie europee, al quale ha partecipato anche il commissario europeo alla Difesa e allo Spazio, Andrius Kubilius.
“Lavoreremo per aumentare la produzione degli impianti di raffinazione in Europa. L’industria ha avanzato alcune proposte che dobbiamo valutare, perché in ultima analisi dobbiamo ridurre i prezzi dei carburanti”, ha dichiarato Jørgensen, sottolineando l’urgenza di intervenire per contenere i costi sostenuti dalle imprese e dalle famiglie.
Il commissario ha spiegato che il confronto con il settore rappresenta soltanto una prima fase di un lavoro destinato a proseguire nei prossimi mesi. Le discussioni continueranno a livello tecnico e la Commissione intende convocare un nuovo incontro all’inizio del prossimo anno per valutare i progressi compiuti.
L’obiettivo indicato dal commissario danese è garantire una capacità di raffinazione interna sufficiente e flessibile, in grado di rispondere alle necessità dell’economia europea e della difesa, senza però compromettere il percorso di decarbonizzazione.
Un quarto delle raffinerie europee ha chiuso negli ultimi vent’anni
Nel descrivere la situazione energetica attuale, Jørgensen ha richiamato il deterioramento del quadro geopolitico internazionale e le conseguenze sull’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi.
Secondo il commissario, l’Europa si trova di fronte a una nuova crisi energetica, caratterizzata da forti aumenti dei prezzi del petrolio greggio e dei carburanti, che stanno incidendo sui bilanci delle famiglie e sui costi delle attività produttive.
Il gasolio risulta tra i prodotti energetici maggiormente colpiti dalla crisi provocata dalla guerra, con un forte calo delle esportazioni dal Medio Oriente e dalla Russia, una progressiva riduzione delle scorte e crescenti difficoltà per le raffinerie europee. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), la disponibilità globale di diesel e gasolio è risultata inferiore di 1,5 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre del 2026 e di 1,7 milioni nel terzo, rispetto agli stessi periodi dell’anno precedente.
Il Medio Oriente rappresenta una delle principali cause della contrazione dell’offerta. A settembre, le esportazioni di prodotti raffinati dalla regione sono scese a 1,9 milioni di barili al giorno, contro i 4,7 milioni precedenti al conflitto. La situazione è peggiorata ulteriormente a ottobre: nei primi dodici giorni del mese i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz sono diminuiti a 1,33 milioni di barili al giorno, secondo Vortexa. Particolarmente significativo il caso del Kuwait, importante fornitore dell’Europa, le cui esportazioni di prodotti petroliferi sono scese da quasi un milione a 380.000 barili giornalieri.
Anche la Russia ha drasticamente ridotto le proprie esportazioni di gasolio, passate da 693.000 a circa 140.000 barili al giorno tra luglio e settembre, secondo S&P Global. Il problema principale riguarda i danni alle infrastrutture di raffinazione, che limitano la capacità produttiva. Complessivamente, le esportazioni mondiali di gasolio si sono attestate a 4,7 milioni di barili giornalieri a settembre, 700.000 in meno rispetto all’anno precedente. Medio Oriente e Russia, considerati insieme, hanno registrato una contrazione superiore al 60%, solo parzialmente compensata dall’aumento delle forniture statunitensi e cinesi.
L’Europa risente direttamente di questa situazione. Secondo l’AIE, a luglio le importazioni di gasolio e diesel considerate per il mercato europeo sono diminuite del 37% su base annua. Gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore esterno, rappresentando circa il 40% delle importazioni regionali secondo Kpler, ma anche il mercato americano presenta scorte ridotte, inferiori del 14% rispetto all’anno precedente a fine settembre.
Le raffinerie europee incontrano inoltre difficoltà economiche e logistiche. Nella settimana del 5 ottobre, il margine stimato dall’AIE per una raffineria del Nord-Ovest europeo che utilizza greggio a medio contenuto di zolfo era di appena 2,10 dollari al barile, nonostante i prezzi elevati dei carburanti. Il basso livello del Reno ha aggravato le difficoltà di distribuzione verso Germania meridionale e Svizzera, aumentando i costi del trasporto fluviale.
Particolarmente critica è la situazione delle scorte. A settembre, le riserve mondiali di petrolio sulla terraferma sono diminuite di ulteriori 113 milioni di barili, raggiungendo il livello più basso almeno dal 2016. Le scorte complessive osservate risultavano inferiori di 509 milioni di barili rispetto alla fine di febbraio, mentre le riserve governative dei Paesi OCSE erano scese a 1,03 miliardi di barili alla fine di agosto, il minimo dal dicembre 1989.
Per affrontare la crisi, il G7 ha chiesto di aumentare l’utilizzo degli impianti di raffinazione e massimizzare la produzione di gasolio. Il 15 ottobre, l’AIE ha inoltre concordato di accelerare il rilascio delle riserve di emergenza, prevedendo l’immissione sul mercato di oltre 20 milioni di barili di gasolio, circa la metà dei quali provenienti dalla Francia. Tuttavia, distribuita su quattro mesi, questa quantità equivale a circa 170.000 barili al giorno, appena un decimo della riduzione della disponibilità globale registrata nel terzo trimestre.
“Come nel 2022, dopo l’invasione illegale dell’Ucraina da parte della Russia, i prezzi del greggio e dei prodotti petroliferi sono aumentati significativamente in tutto il mondo e le bollette dei carburanti nell’UE stanno salendo vertiginosamente”, ha affermato.
Nonostante le difficoltà, Jørgensen ha riconosciuto che i mercati hanno dimostrato una notevole resilienza negli ultimi mesi e che le raffinerie europee hanno svolto un ruolo essenziale nel garantire l’approvvigionamento, compreso quello di carburante per l’aviazione.
La situazione rimane tuttavia critica, soprattutto per quanto riguarda il diesel. Richiamando le valutazioni dell’AIE, il commissario ha avvertito che il mercato globale di questo carburante dovrebbe rimanere caratterizzato da condizioni di offerta limitata rispetto alla domanda per buona parte del 2027, mantenendo elevati i prezzi.
A rendere più vulnerabile l’Europa contribuisce anche la progressiva riduzione delle capacità di raffinazione. Negli ultimi vent’anni, ha ricordato Jørgensen, circa un quarto delle raffinerie dell’Unione è stato chiuso, determinando una contrazione della capacità produttiva interna di circa il 10%.
“Questa crisi è un campanello d’allarme. Dobbiamo contrastare questa tendenza e assicurarci di disporre di capacità di raffinazione adeguate e flessibili in Europa, oggi e in futuro”, ha spiegato.
Il problema, ha sottolineato, non riguarda soltanto la competitività economica, ma anche la sicurezza europea, considerata la necessità di garantire forniture affidabili di diesel e carburante per aerei, indispensabili per la mobilità, le attività produttive e le forze armate.
Inverno difficile, Bruxelles valuta anche la proposta di Macron sui carburanti
Jørgensen ha avvertito che il prossimo inverno sarà particolarmente difficile per i cittadini e per l’economia europea, pur distinguendo il rischio di prezzi elevati da quello di una vera e propria interruzione delle forniture.
“Ci troviamo in una situazione molto grave. Non sembra che avremo un problema di sicurezza degli approvvigionamenti, ma vorrei mettere in guardia dal trascurare il fatto che, per un’impresa che non può permettersi il carburante o per un cittadino che non può permettersi il carburante o di riscaldare la propria abitazione, non fa molta differenza che non si tratti di un problema di sicurezza degli approvvigionamenti. Se non possono permettersi di acquistarlo, non importa che sia effettivamente disponibile”, ha osservato.
Rispondendo a una domanda di un giornalista del Financial Times, il commissario ha confermato che Bruxelles sta esaminando anche le proposte avanzate dal presidente francese Emmanuel Macron, relative a un possibile allentamento delle specifiche tecniche dei carburanti per favorire un aumento della produzione. Non solo, la Francia ha annunciato per il primo novembre il rilascio di 10 milioni di barili di gasolio dalle sue riserve strategiche, nel tentativo di contenere i prezzi.
“Stiamo esaminando tutte le diverse proposte che sono state avanzate. Il presidente Macron ne ha presentate alcune, e altri hanno fatto altrettanto”, ha dichiarato Jørgensen, aggiungendo che la questione sarà discussa anche con i ministri dell’Energia degli Stati membri.
Il commissario non ha escluso la possibilità di introdurre deroghe limitate ad alcuni requisiti tecnici, purché siano temporanee, mirate ed effettivamente utili ad affrontare le difficoltà del mercato.
“Se possiamo esaminare alcuni requisiti tecnici che potrebbero essere allentati, temporaneamente e in maniera mirata, non sono contrario. Ma dobbiamo assicurarci che questo funzioni davvero e che non provochi altri problemi”, ha precisato.
La Commissione non ha quindi annunciato modifiche già decise alla normativa sui carburanti, ma ha confermato la disponibilità a valutare le proposte ricevute, anche alla luce dei loro possibili effetti sui prezzi e sulla sicurezza energetica.
Ridurre la domanda, la strada indicata da Jørgensen per contenere i prezzi
Accanto agli interventi sull’offerta, il commissario ha insistito sull’importanza di ridurre strutturalmente la domanda di combustibili fossili, considerandola uno degli strumenti più efficaci per limitare la vulnerabilità europea alle crisi energetiche.
“Quello che sappiamo che funzionerà è ridurre la domanda. Le misure di efficienza energetica, l’abbandono dei combustibili fossili attraverso l’elettrificazione: nessuna di queste soluzioni è da sola risolutiva. Ma quando le mettiamo insieme, vediamo effettivamente che funzionano”, ha affermato.
Jørgensen ha ricordato che, dalla crisi energetica del 2022, l’Unione europea è riuscita a ridurre i consumi di gas del 18%, un risultato che dimostra, a suo giudizio, l’efficacia delle misure di contenimento della domanda.
Rispondendo a una domanda sulle possibili iniziative europee per ridurre il consumo di gas e petrolio durante il prossimo inverno, il commissario ha ricordato che la Commissione ha già messo a disposizione degli Stati membri una serie di strumenti di intervento, che continueranno a essere aggiornati.
Tra le misure considerate più efficaci ha citato gli incentivi alla sostituzione dei veicoli con motore a combustione interna con automobili elettriche e il passaggio dalle caldaie alimentate a gas o gasolio alle pompe di calore elettriche.
Secondo Jørgensen, interventi di questo tipo possono essere realizzati anche in tempi relativamente brevi e contribuire a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Il commissario ha inoltre sottolineato che prezzi energetici elevati tendono già di per sé a comprimere la domanda, ma che politiche pubbliche mirate possono favorire una riduzione più strutturale dei consumi, senza affidarsi esclusivamente agli effetti economici dei rincari.
La transizione energetica resta l’obiettivo: più biocarburanti ed e-fuel
L’intenzione di aumentare nell’immediato la produzione delle raffinerie europee non comporta, secondo Jørgensen, un cambiamento degli obiettivi climatici di lungo periodo dell’Unione.
La strategia della Commissione rimane infatti quella di ridurre progressivamente il ricorso ai combustibili fossili e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
“La nostra strategia di lungo periodo è molto chiara. Dobbiamo abbandonare complessivamente i combustibili fossili. Questo significa che tra appena un decennio ne utilizzeremo significativamente meno e che nel 2050 saremo climaticamente neutrali, il che significa che nel nostro sistema energetico rimarranno pochissime molecole fossili”, ha dichiarato il commissario.
Jørgensen ha tuttavia riconosciuto che, nell’attuale fase di transizione, l’economia europea continua a dipendere in misura significativa dai prodotti petroliferi. Infatti, il commissario UE ha fatto notare che i cittadini utilizzano ancora veicoli con motore a combustione, molte abitazioni sono riscaldate attraverso gas e gasolio e le forze armate hanno bisogno di carburanti tradizionali per le proprie attività. Proprio questa dipendenza rende necessario, secondo il commissario, trovare un equilibrio tra le esigenze immediate di sicurezza energetica e la trasformazione strutturale del sistema produttivo.
In questa prospettiva, Bruxelles intende elaborare insieme all’industria una tabella di marcia per il futuro della raffinazione europea, favorendo la conversione degli impianti verso la produzione di carburanti rinnovabili.
Jørgensen ha indicato in particolare i biocarburanti e gli e-fuel, ossia i combustibili sintetici prodotti utilizzando energia elettrica, come possibili componenti della trasformazione del settore.
La produzione di carburanti liquidi rinnovabili, ha osservato, ha già compensato in parte la riduzione della capacità di raffinazione tradizionale europea e presenta ulteriori potenzialità di sviluppo nei prossimi anni.
Il commissario ha però avvertito che gli attuali margini economici del settore potrebbero non durare nel tempo. Una volta superata la crisi, il mercato globale potrebbe trovarsi di fronte a una sovrabbondanza dei prodotti petroliferi oggi più richiesti.
Per questa ragione, secondo Jørgensen, le raffinerie dovrebbero sfruttare l’attuale fase di elevata domanda e redditività per finanziare la propria trasformazione industriale.
“Come possiamo assicurarci di utilizzare questi mesi e questi anni, nei quali ci sono risorse nel settore e le raffinerie stanno contribuendo a risolvere sfide importanti per noi, per sostenere anche la transizione?”, si è chiesto il commissario. Concentrarsi esclusivamente sulle esigenze immediate, ha concluso, rischierebbe infatti di compromettere la competitività futura dello stesso comparto della raffinazione, che dovrà adattarsi a un sistema energetico europeo progressivamente meno dipendente dai combustibili fossili.


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